Elogio dell'errore: da dove nasce il giudizio
B-ME Team · 5 nov 2026Quando si lavora in autonomia gli errori arrivano, e a pesare è spesso quello che ci diciamo subito dopo. Per questo in uno dei nostri incontri non partiamo dall'errore, ma dalla sua storia.
La prima domanda
Chiediamo di tornare indietro: qual è la prima volta in cui hai sentito che sbagliare era negativo o pericoloso? Quali messaggi hai ricevuto, in famiglia o al lavoro? E cosa ti racconti oggi quando vedi qualcuno sbagliare?
Le risposte restano tra noi. Quello che possiamo dire è che raramente sono neutre. C'è chi associa l'errore alla colpa e alla ricerca di un responsabile, e chi invece ha imparato a viverlo come un'occasione. Spesso le due cose convivono nella stessa persona, a seconda che a sbagliare sia lei o qualcun altro.
Scrivere senza giudicarsi
Poi passiamo a un fatto recente. Ognuna scrive l'ultimo errore professionale che pensa di aver fatto, le emozioni che ha attivato, cosa si è detta in quel momento, come ha reagito. C'è una domanda a cui teniamo in particolare: l'hai condiviso con qualcuno o l'hai tenuto per te? Capita di scoprire solo qui quanta energia abbia assorbito qualcosa di cui non si è mai parlato.
La stessa storia, riletta
L'ultimo passaggio è un esercizio che chiamiamo "nella mente del resiliente". Si riprende una difficoltà reale e la si rilegge chiedendosi cosa ha insegnato e che effetto fa guardarla in modo più gentile. Il fatto non cambia e nessuno lo minimizza, ma cambia lo spazio per decidere cosa farne.
Se ti stai preparando al lavoro autonomo, questo è un allenamento utile quanto un buon piano. È una parte del percorso B-ME, e se vuoi saperne di più puoi prenotare un caffè virtuale di 15 minuti.